Sei solo la copia di mille riassunti: Bersani, Montale e i Large Language Models

Nel 1997 Samuele Bersani gettava addosso alla povera malcapitata, con cui aveva condiviso amore e anni di vita, uno dei ritornelli probabilmente più affilati e incisivi della musica italiana recente

Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti

Quel “potrei ma non voglio” è niente di più lontano dallo speculare “vorrei ma non posso”, come Bersani stesso rimarca in molti dei suoi concerti. Se il secondo indica passività, giustifica vigliaccamente con la impossibilità (dello stare insieme) la sua decisione, il primo è quantomai attivo: potrei stare con te, certo, potrei continuare per inerzia, potrei conservare un po’ di fiducia e trattenermi nell’illusione che vada tutto bene, che tutto passerà, ma non lo voglio fare. E’ un macigno pesantissimo da ricevere. E Bersani correda il colpo con la terzina successiva che ancora più avvilente: non sei autentica, non emergi, non ti fai vedere per quello che sei (e forse non sei niente). Sei solo una copia di mille riassunti. Brutale.

La colpa di passività, di adattamento ad un ruolo con sempre meno spinta vitale, era probabilmente condivisa nella loro relazione, ma Bersani la proietta tutta nella sua ex amata. I verdetti che ci si lancia quando una relazione si spezza sono quanto di più lancinante si possa ricevere, coltellate al petto scagliate da una bocca da cui fino a poco prima ci si attendeva dolcezza e vicinanza. E fanno più male quanto più si discostano dagli insulti banali, più facilmente riconducibili all’istinto di rabbia e frustrazione della separazione. “Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai”, la chiosa di un De Andrè in Verranno a chiederti del nostro amore un po’ meno appuntito di Bersani, nel raccontare la fine della sua storia d’amore.

 

Se ne va la sera in Versilia. L’ultima striscia di luce dal mare sale fino al parco, e tinge per l’ultima volta gli aloè.

E’ pur nostro il disfarsi delle sere.
E per noi è la stria che va dal mare
sale al parco e ferisce gli aloé.

Di quest’istante di una sera che va svanendo Montale si serve come metafora del distacco dalla sua compagna. Anche qui, si sente il peso del gioco di ruolo, delle parti da mantenere. E anche qui, la finzione, proseguire uniti soltanto per inerzia è una possibilità contemplata.

Puoi condurmi per mano, se tu fingi
di crederti con me, se ho la follia
di seguirti lontano

Ma è una possibilità rifiutata dal poeta. Potrei, ma non voglio. Montale non riesce a soprassedere sul fossato che si è creato fra di loro, su quella lontananza d’animo che è sempre più palese. Potrebbe fingere, costruire attorno alla sua compagna una qualche figura, una personalità che non ha, idealizzarla, ma non lo fa.

Fosse tua vita quella che mi tiene
sulle soglie – e potrei prestarti un volto
vaneggiarti figura. Ma non è,
non è così.

 

Stiamo attraversando un idillio amoroso, con i Large Language Model. Cioè, quei modelli informatici che sembrano sapere tutto, dimostrano un’accuratezza e anche un’empatia sconvolgente, sono sempre lì a supportarci e risolvere i nostri dubbi, colmare le nostre pigre lacune. ChatGPT, per intenderci. Ne siamo sconvolti e invaghiti, vogliamo chiedergli tutto, tutto sapere.

Ma quest’idillio finirà. Arriverà un momento in cui capiremo che ci potremmo fidare, ma non lo vorremmo fare, come Bersani e Montale. Potremmo continuare a costruire attorno agli LLM un’aura di onniscienza e infallibilità, ad associare alla loro sorprendente empatia l’empatia umana, ad usarli al posto degli umani anche in contesti scientifici. Possiamo prestargli un volto, vaneggiargli figura, ma i limiti saranno troppo evidenti per continuare ad ignorarli. Come in ogni relazione, la disillusione sarà dolorosa ma proficua: il giusto distacco aiuterà a dare un nome alle cose, a convergere su ciò che è intelligente e ciò che non lo è, su ciò che è utile e ciò che è fuorviante e pericoloso.

Insomma, come fa spietatamente Bersani, ci renderemo conto che ciò che si pensava un infallibile compagno di vita in fondo non lo conoscevamo, dice cose senza pensarle (e metteremo meglio a fuoco ciò che questo vuol dire), ed è solo una copia di mille riassunti. Cioè gli scritti su cui si è allenato, che non sono vita ma il semplice racconto di questa!  

E il giusto distacco, doloroso forse ma non certo al pari di quello di Montale e Bersani, aiuterà a dare agli LLM la giusta misura, a capire ciò che possono e non possono fare, e (idealmente) a regolarci di conseguenza.

 



 

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